Calazio- Che cos’è, come si cura e quando intervenire

Il calazio si presenta come un rigonfiamento palpebrale a livello della palpebra superiore o inferiore ed è di fatto una lesione infiammatoria lipogranulomatosa sterile (quindi non infettiva) a carico di ghiandole che si trovano nel margine palpebrale, le ghiandole di Meibomio o Zeis, causata dal ristagno di secrezione sebacea.

E’ una lesione estremamente comune, perché comuni sono le cause: la blefarite (la cronica occlusione delle ghiandole di Meibomio infatti fa sì che il secreto sebaceo rimanga nelle ghiandole causandone l’infiammazione), la rosacea ed infiammazioni del tratto gastro-intestinale (motivo per cui spesso si associa a pasti ricchi di grasso o “irritativi” di qualche sera o giorno prima).

Il rigonfiamento ha una consistenza spesso dura ed è indolore, a differenza dell’orzaiolo, il quale è uno stato infiammatorio acuto del margine palpebrale, spesso esterno (se interno è dato da un’infezione acuta dalle ghiandole di Meibomio).

Nonostante qualsiasi oculista veda veramente tantissimi calazi nella pratica clinica quotidiana, c’è poco consensus nel trattamento della patologia.

Possiamo distinguere il trattamento in due tipi: quello conservativo e quello invasivo.

Spesso il paziente è giovane e il calazio viene vissuto con forte disagio psicologico per via dell’estetica ma il trattamento iniziale deve essere conservativo: 1/3 dei calazi si risolve addirittura spontaneamente.

Tra i trattamenti conservativi si annoverano:

  • Igiene palpebrale, con impacchi caldi: il calore infatti “stappa” le ghiandole tappate dalla secrezione sebacea e ne ostacola il ristagno. Questo trattamento può basarsi su semplici garze imbevute di acqua calda, su mascherine autoriscaldanti, fino a tecnologie quali IPL, la luce pulsata, che avrebbe un effetto più veloce nel coadiuvare la guarigione. E’ importante far seguire all’applicazione di calore un massaggio della lesione.
  • Unguenti antibiotico-cortisonici: l’antibiotico spesso non è risolutivo (in quanto l’infiammazione è sterile), ma il cortisonico topico aiuta a ridurre l’infiammazione
  • In rari casi si può intervenire con antibiotici quali le tetracicline per via orale, generalmente in profilassi, in pazienti con rosacea o blefarite cronica.
  • Assunzione di fermenti lattici: attualmente diversi studi clinici stanno studiando il ruolo del microbiota intestinale nelle patologie della superficie oculare, quali il calazio. Tra i ceppi studiati per il calazio ci sono il Streptococcus thermophilusLactococcus lactis ed il Lactobacillus delbrueckii.

Se la lesione non regredisce, il trattamento può essere invasivo, prevedendo:

  • Iniezione di triamcilonone (cortisonico) nella lesione: per via transcongiuntivale o transpalpebrale, previa anestesia locale. L’iniezione si può svolgere in ambulatorio, senza necessità della sala operatoria, e va’ considerata nei pazienti che non migliorano con i trattamenti conservativi o che hanno calazi prossimi al puntino lacrimale, che potrebbe essere danneggiato in caso di intervento. Il tasso di successo è alto (circa l’80%) e si può eseguire un’altra iniezione dopo circa 1-2 settimane. Le complicanze includono la depigmentazione cutanea e atrofia del grasso.
  • Intervento chirurgico: in caso di fallimento dei trattamenti conservativi e delle iniezioni di corticosteroidi, o in caso di calaziosi ricorrente (nell’adulto in caso di ricorrenza non è mai da escludere una patologia cancerosa e non si può prescindere dalla biopsia), bisogna valutare l’intervento chirurgico. Si esegue in sala operatoria, previa disinfezione, iniezione di anestetico locale ed eversione palpebrale. Si esegue un’incisione lineare e il curettage della lesione, cercando di eliminare ogni eventuale capsula fibrosa, in quanto la rimozione totale della capsula si associa a minore ricorrenza.

Per i più pigri, ecco una roadmap clinica visiva per il trattamento del calazio:

Ricorda che se sei soggetto a queste lesioni è importante prenotare una visita oculistica: sarà compito dell’oculista “indagare” attraverso un’accurata anamnesi e attraverso “indizi” alla lampada a fessura sulla causa sottostante ed instaurare l’approccio terapeutico più giusto.

L’ipermetropia, frequente causa di calo visivo negli adulti e bambini

L’ipermetropia è un difetto refrattivo, ovvero una condizione in cui i raggi di luce che colpiscono il sistema visivo non convergono sulla retina ma, nel caso specifico dell’ipermetropia, dietro ad essa, causando uno sfocamento dell’immagine.

Ipermetropi ci nasciamo tutti, infatti la causa principale dell’ipermetropia è una ridotta lunghezza assiale del bulbo oculare, che con l’età si allunga, portando ad emmetropia (visione “perfetta” senza ausilio di lenti) o addirittura alla miopia.

In molti casi di ipermetropia di lieve entità (i più comuni!) il paziente adulto arriva a circa 40/50 anni avendo visto 10/10 o addirittura 11/10 tutta la vita e si accorge gradualmente di non riuscire più a vedere bene né da lontano né da vicino. Il paziente si aspetta di non vedere più bene da vicino (“è l’età!”) ma teme che lo sfocamento da lontano possa essere riconducibile a qualche patologia (spesso la temuta cataratta).

Ma com’è possibile che una persona che ha sempre visto 10/10 o addirittura 11/10 inizi a vedere male anche da lontano in età adulta senza che questo calo visivo debba essere ricondotto a qualche patologia? La risposta è “semplice”: il “superpotere” del giovane, che ha permesso all’adulto ipermetrope di vedere benissimo fino ai 45-50 anni e a volte anche oltre è l’accomodazione, ovvero il processo attraverso il quale il nostro sistema visivo aumenta la curvatura e il “potere” convergente del cristallino, facendo sì che per poche diottrie di ipermetropia il paziente riesca a far convergere i raggi sulla retina, vedendo a tutti gli effetti come un emmetrope.

Quali sono i sintomi dell’ipermetropia, oltre al calo visivo da lontano?

  • Deviazione oculare, in bambini piccoli, un occhio od entrambi, comunemente si vede un occhio andare verso l’interno (esotropia)
  • Astenopia: è un sintomo molto comune, descritto dal paziente come un mal di testa frontale o fronto-temporale, che spesso insorge dopo tanta attività da vicino (tipica nel videoterminalista)
  • Sfocamento visivo per vicino: nel giovane l’accomodazione può funzionare bene per rendere l’immagine a fuoco per lontano ma non per vicino
  • Calo visivo intermittente: la continua attivazione dell’accomodazione può portare a uno “spasmo accomodativo” che porta ad una pseudomiopia intermittente

Se tu o un tuo parente avete questi sintomi, è arrivato il momento di una visita oculistica!

La visita dovrà includere nei giovani e giovanissimi l’esame della cicloplegia, un esame delle “gocce” potenziato e più lungo, per immobilizzare il muscolo ciliare e portare quindi ad una determinazione più precisa delle diottrie di ipermetropia. Importante nell’ipermetrope un accurato esame alla lampada a fessura per valutare la profondità della camera anteriore (spesso ridotta nell’ipermetrope)

Il trattamento si basa su :

  • lenti biconvesse (positive), ovvero l’occhiale, per riportare i raggi sulla retina. Nei bambini che non hanno sostanziali differenze in diottrie tra i due occhi si cerca di essere più conservativi e non correggere una lieve ipermetropia in quanto questa farebbe da “stimolo” per la corretta crescita del bulbo oculare.
  • Chirurgia refrattiva: anche chi è ipermetrope può fare il famoso “laser per togliere gli occhiali”, basta affidarsi al giusto specialista per la scelta del trattamento, dopo aver effettuato gli esami giusti ed essere stati valutati idonei. per l’ipermetropia i trattamenti più frequenti sono la PRK, LASIK e l’impianto di lenti intraoculari (ICL).

Essendo l’ipermetropia un semplice difetto refrattivo, se di lieve entità (2 diottrie o inferiore) e/o diagnosticata precocemente, la prognosi visiva è ottima.

Le complicanze sono legate ad una diagnosi ritardata con assenza di correzione (rischio di ambliopia, “occhio pigro” nei bambini), o legate all’anatomia dell’occhio ipermetrope, che può avere un angolo iridocorneale stretto o un aumento dello spessore della coroide, portando ad un aumentato rischio di attacco di glaucoma acuto e di alcune patologie retiniche.

Per questo motivo è fondamentale una visita accurata ed un follow-up annuale.